18 dicembre - Ultime ferie di Avvento

L’annuncio a Giuseppe

L'annunciazione a Giuseppe
che la liturgia ci presenta oggi 
ci fa avanzare nella luce del mistero di Cristo.
Ci aiuta così a contemplare, 
a pochi passi dalla sua nascita a Betlemme,
la figura di colui che fu suo padre legale,
tramite il quale Gesù divenne veramente
il discendente della stirpe di Davide.

Ma non è questo titolo di appartenenza alla tribù di Giuda
che fa di Giuseppe di Betlemme
il giusto, il saggio, il santo che la Chiesa si compiace di onorare.
La santità di Giuseppe è grande.
E' basata su un doppio dramma
che ha, al contempo, duramente straziato il suo cuore
e messo profondamente alla prova la sua fede.

Dramma nel suo cuore innanzitutto.
Il giovane Giuseppe ha 18-20 anni.
La giovane Myriam ne ha 15-17.
Giuseppe e Maria! Si amano.
Da qualche tempo, ella gli è promessa.
Lei gli è, come si dice, accordata in matrimonio.
Sono fidanzati.
Giuseppe non può dimenticare la gioia provata nel suo cuore
il giorno in cui questa figlia della luce giovane, chiara, verginale
- in fondo al suo cuore, lui che la vede
in tutta la luminosità del suo amore nascente
si compiace di dire: immacolata!-,
non può dimenticare il giorno in cui Maria gli ha detto sì.

Ma ecco che l'impossibile è accaduto!
Non sa ancora come ella ha potuto dirglielo;
ma in ogni caso è proprio quello
che ha finito per confidargli:
ella è incinta. Maria è incinta!
Solo coloro che sono passati per la sofferenza
che può causare lo strazio di un amore spezzato
- e tanto più crudelmente in quanto tutto lo diceva indistruttibile-,
possono comprendere il dramma che ha potuto vivere allora
quel figlio di Giuda, nella solitudine dei suoi 20 anni.
Per quanto ci rifletta e ci ragioni,
per quanto ammetta o cerchi di rifiutare il fatto,
taccia, pianga, gridi,
il fatto è lì: Maria è incinta.
E dunque ella lo ha ingannato!

Ma il dramma di questo cuore straziato non si ferma lì.
La legge del Levitico che lui deve seguire
lo obbliga a denunciarla.
Come infatti non ripudiarla? Bisogna ripudiarla!
Giorni di angoscia, notti di insonnia,
marce solitarie, folli, interminabili,
attraverso le colline aride della Giudea,
le valli boscose della Galilea.
Il Deuteronomio è chiaro su ciò che bisognerebbe fare:
se ella viene denunciata, sarà lapidata (22,24).
Giuseppe ha consultato gli scribi. I testi sono inequivocabili:
se una promessa sposa ha ingannato il suo fidanzato,
la si farà uscire sulla porta della casa di suo padre
e i suoi concittadini la lapideranno
finchè sopraggiunga la morte.... e la Torah conclude:
Così farai sparire il male da dentro di te (Dt 22,20-21).

Sì, dramma nel suo cuore che adesso lo strazia
tra ciò che gli detta la legge e ciò che un amore
più forte della morte non riesce a soffocare in lui!
E sono di nuovo ore, giorni e notti....
E' la notte! La notte in cui Giuseppe cerca disperatamente
nei salmi di consolazione
e nelle esortazioni dei profeti di Israele
come uscire da quella “impasse”,
come sopravvivere ad una simile lacerazione.....
E a poco a poco, questo giovane uomo, questo giusto,
Giuseppe che è un uomo giusto,ci dice San Matteo,
non volendo denunciarla pubblicamente,
decise di ripudiarla in segreto (1,19).

E' allora che le insonnie di Giuseppe,
come nella vita del suo lontano avo,
il figlio di Giacobbe di cui porta il nome,
cedono il posto al sogno.
L'uomo dal cuore straziato si apre alla luce di Dio
se lascia il suo cuore orientato alla giustizia e alla misericordia.
E nella notte, ecco che appare una luce nuova.
E' come se un angelo gli avesse parlato!
E in verità un angelo di Dio gli ha parlato:
Giuseppe, figlio di Davide,
 non temere di prendere con te Maria, tua promessa sposa;
il bambino concepito in lei viene dallo Spirito Santo (1,20).
Dalla Ruah Adonai!

E al dramma del suo cuore, travagliato dalla prova,
fa seguito allora il dramma della sua anima, straziata nella sua fede.
Se l'angelo dicesse il vero?
Se anche Maria che glielo aveva detto in quei termini, dicesse il vero?
Quando lei gli parlò, come sembrava sincera!
Sì, nello sguardo di Myriam mentre gli raccontava tutto ciò,
che luce stupefacente,
nella sua voce, che accento di verità!
Come non riconoscerlo?

Allora Giuseppe si mette a pregare. Va alla sinagoga,
riparte sui sentieri,
prolunga le sue serate in lunghe meditazioni,
riflette, si prostra, scruta le Scritture, grida al cielo.
Ascolta, Signore, il mio grido di richiamo, pietà, rispondimi!
Insegnami, Signore, la tua via,
guidami sul diritto cammino (Ps 27,7.11).
Un salmo gli ritorna alla memoria:
Il Signore l'ha giurato a Davide,
verità che non ritratterà,
è il frutto uscito dalle sue visceri
che metterò sul trono fatto per te (Ps 132,11)

Ma non è, lui, il discendente di quel Davide?
Ritorna al salmo che continua così:
I suoi giusti, li colmerò di benedizioni,
i suoi poveri, li sazierò di pane (Ps 132,15).
Il Dio della manna non è capace
di far nascere un pane vivente?
Cosa sa dopo tutto lui, il falegname?
La vecchia Sarah ha avuto torto a ridere,
poiché niente è impossibile a Dio (Gn 18,13-14)
E questo, oggi, è Maria che lo ridice!

E il salmo continua:
Affermerò la stirpe di Davide,
appronterò una lampada per il mio Cristo.
Una lampada? Una lampada per il Messia?
E quel figlio della vecchiaia,
quel figlio della sterile d'Ain Karim, incapace di generare,
quel figlio della cugina di Maria, quel figlio impossibile di Elisabetta:
non è forse al suo sesto mese?
Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe,
Dio di Anna e di Manoah, abbi pietà di me!
Un testo di Isaia sale al cuore di Giuseppe:
Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio
al quale darà il nome di Emmanuel (Is 7,14).
Un passaggio di Geremia gli torna alla memoria:
Ecco venire i giorni quando susciterò a Davide
un germe di giustizia!
E se la promessa attesa da secoli
si compisse in questo giorno?
Se il Salvatore fosse il figlio di Maria?
Sarebbe venuto il giorno, annunciato dal profeta Michea,
nel quale deve partorire quella che deve partorire (Mi 5,2)?


Ma come credere che il Messia, sia il bambino
di quella che ha visto giocare, crescere, pregare,
nelle viuzze di Nazareth in Galilea?
Come credere che l'Altissimo, Adonai,
abbia scelto quella che per lui era Maria?
Che il Dio dell'eternità abbia scelto questi tempi
per inviare al mondo il Salvatore promesso?
E che il Messia, Figlio di Davide,
venga oggi per tramite suo?

Quando Giuseppe ebbe superato il dramma
del suo cuore straziato e della sua fede provata,
allora si aprì alla luce della pace.
E anche lui,come Maria, fece ciò che Dio si aspettava da lui.
Quando Giuseppe si svegliò, ci dice San Matteo,
fece ciò che l'angelo del Signore gli aveva detto
e prese con sé la sua sposa (1,24)
E Gesù potè avere un padre secondo la legge,
un padre legale che gli da un'ascendenza,
un giusto tramite il quale lui divenne,
il figlio della Vergine Maria, concepito dallo Spirito Santo,
il vero discendente di Davide, come stava scritto.

San Giuseppe, concedi anche a noi di credere e di amare.
Di credere in Gesù e di amare il Cristo.
Di credere e di amare Gesù-Cristo.
Sì, vieni,Gesù, figlio di Giuseppe, figlio di Davide,
Figlio di Dio nato dalla Vergine Maria!

© FMG traduzione da Sources Vives n°136 pp. 80-85

Méditer la Parole

18 décembre 2017

La Badia, Florence

Frère Pierre-Marie

 

Frère Pierre-Marie

Lectures bibliques

Mt 1, 18-24